PARCO AGRISOLARE 2026

Parco Agrisolare 2026

Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF) ha reso noto la pubblicazione del Decreto ministeriale N.681806, firmato in data 17 dicembre 2025.

Questo importante provvedimento introduce interventi mirati alla realizzazione di impianti fotovoltaici da installare sulle strutture adibite ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale. Le iniziative saranno finanziate nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), in particolare nell’ambito della Missione 2, componente 1, investimento 4, denominato Facility Parco Agrisolare. La nuova misura offre continuità e supporto allo sviluppo sostenibile, proponendo il finanziamento degli impianti fotovoltaici progettati per essere installati sui tetti dei fabbricati destinati ad attività agricola e produttiva.

Parco Agrisolare 2026: Fondi a disposizione

La dotazione finanziaria complessiva dedicata a questa operazione ammonta a ben 789 milioni di euro e prevede l’assegnazione dei contributi mediante una procedura a sportello. Le domande di accesso agli incentivi potranno essere presentate dalle ore 12:00:00 del giorno 10 marzo 2026 fino alle ore 12:00:00 del giorno 9 aprile 2026, attraverso il portale dedicato, accessibile dall’Area Clienti GSE.

Le risorse ripartite in base al settore di attività:

  • 473 milioni: per la produzione agricola primaria.
  • 150 milioni: per la trasformazione di prodotti agricoli.
  • 10 milioni: per la trasformazione di prodotti agricoli in non agricoli.
  • 140 milioni: per la produzione agricola primaria, senza i vincoli di autoconsumo previsti per le altre categorie.
    Almeno il 40% delle risorse è riservato a progetti localizzati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La struttura dell’intervento conserva molte delle caratteristiche già presenti nelle precedenti edizioni, mantenendo una suddivisione simile delle risorse economiche disponibili e dei soggetti beneficiari che possono accedere ai contributi previsti. Uno degli aspetti innovativi introdotti con questo decreto riguarda l’attenzione rivolta a specifiche categorie di beneficiari. In particolare, il provvedimento intende favorire coloro che non hanno mai avuto accesso ai fondi dei bandi precedenti, una novità significativa rispetto alle edizioni passate.

Agevolazioni fiscali Illuminazione a LED

Illuminazione a LED: come ottenere le agevolazioni fiscali

Risparmiare con l’utilizzo dei LED è possibile ottenere risparmi significativi grazie all’adozione delle luci LED, sfruttando diversi incentivi fiscali. Tramite il Bonus Ristrutturazioni 50%, gli interventi di riqualificazione energetica ti permettono di recuperare metà della spesa sostenuta. Per le aziende, invece, è prevista una deduzione fiscale del 100% sull’acquisto di beni strumentali come i LED, consentendo di ammortizzare l’investimento e ridurre l’imponibile IRES/IRPEF. A questi vantaggi si aggiungono il risparmio in bolletta e la riduzione dei costi di manutenzione grazie alla maggiore durata delle lampadine LED.

L’illuminazione a LED si distingue per la sua straordinaria efficienza energetica, che non solo permette di ridurre significativamente i consumi e conseguentemente i costi associati, ma assicura anche una durata operativa notevolmente superiore rispetto ad altre tecnologie di illuminazione. Questa tipologia di sistemi, caratterizzata inoltre da una grande versatilità di applicazione, si rivela particolarmente apprezzata per il ridotto bisogno di interventi di manutenzione, il che rappresenta un ulteriore vantaggio sia in ambito domestico che commerciale.

Oltre a questi numerosi benefici pratici, l’adozione delle tecnologie LED può tradursi anche in vantaggi fiscali di rilievo per i privati, offrendo un motivo aggiuntivo per considerare questa soluzione innovativa e sostenibile. In questo contesto, le agevolazioni fiscali legate al settore dell’illuminazione giocano un ruolo cruciale nel promuovere il passaggio verso sistemi più avanzati dal punto di vista ecologico. Tali misure non solo favoriscono scelte più rispettose dell’ambiente, ma incentivano anche l’adozione diffusa di soluzioni di illuminazione eco-compatibili, contribuendo così a un impatto ambientale positivo a lungo termine e supportando la realizzazione degli obiettivi legati alla sostenibilità.


Normativa antincendio discoteche

Le normative antincendio per le discoteche e in generale per i locali destinati al pubblico spettacolo sono tra le più stringenti in Italia, e non senza motivo. Spazi come cinema, teatri, auditorium, sale per eventi e discoteche ospitano grandi afflussi di persone, spesso in ambienti caratterizzati da un’elevata presenza di materiali infiammabili: tessuti, arredi, scenografie e complessi impianti elettrici convivono con palchi, quinte teatrali e persino effetti scenici come il fumo. Tutto questo, unito alla necessità di garantire un’evacuazione rapida ed efficace in caso d’emergenza, rende cruciale rispettare norme tecniche dettagliate. Per mantenere questi ambienti sicuri, la legislazione italiana stabilisce precisi requisiti sia a livello documentale che tecnico.

Questo significa che ogni struttura dedicata al pubblico spettacolo è tenuta a rispettare standard rigorosi, non solo nell’installazione degli impianti antincendio ma anche nelle procedure operative. Oltre ai dispositivi tecnici, grande rilievo è dato alla formazione del personale, all’adozione di piani d’emergenza adeguati e alla verifica periodica delle certificazioni. In questo approfondimento, vediamo insieme quali sono gli obblighi principali per l’installazione degli impianti antincendio e il percorso da seguire per ottenere il certificato di agibilità antincendio.

L’adeguamento antincendio per i locali destinati allo spettacolo dal vivo, attività discoteche

È richiesto quando i locali hanno una capienza superiore a 100 persone oppure una superficie lorda al chiuso superiore a 200 metri quadrati. Questo accade perché, da un punto di vista tecnico, tali strutture vengono classificate come “attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco”. In particolare, rientrano nell’attività n. 65 prevista dal DPR 151/2011.

Conto Termico 3.0

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto : Conto Termico 3.0

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha reso ufficiale il decreto Conto Termico 3.0 (D.M. 07/08/2025), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2025. Questo provvedimento introduce aggiornamenti e potenziamenti al sistema di incentivazione per interventi di piccola scala volti a migliorare l’efficienza energetica e incrementare la produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici.

L’entrata in vigore del decreto è prevista per il 25 dicembre 2025, 90 giorni dopo la sua pubblicazione. A seguire, il GSE avrà un periodo di 60 giorni per completare l‘aggiornamento del portale telematico e delle relative regole operative, il che significa che il Conto Termico 3.0 sarà pienamente operativo a partire da febbraio 2026. Questa nuova versione del Conto Termico rappresenta un passo avanti rispetto al passato, con risorse disponibili pari a 900 milioni di euro all’anno, procedure semplificate, una platea più ampia di beneficiari e nuove categorie di interventi agevolabili.

Particolare rilevanza è data ai piccoli comuni, alle scuole e agli ospedali, che potranno accedere a incentivi fino al 100% delle spese ammissibili. Le modifiche introdotte puntano a favorire la decarbonizzazione e l’efficientamento energetico nel settore civile, in linea con gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). A seguire una sintesi delle principali novità per orientarsi in vista dell’apertura del portale GSE.

Conto Termico 3.0: I soggetti beneficiari

Il Conto Termico offre infatti un contributo a fondo perduto, ampliando così il ventaglio di possibilità per i beneficiari. Questo strumento coinvolge un’ampia platea, comprendendo famiglie, condomini, Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), imprese, enti locali e organizzazioni del Terzo Settore, a seconda della tipologia di interventi edilizi previsti. I cittadini privati possono intervenire sugli edifici residenziali per installare impianti domestici dedicati alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Allo stesso modo, enti locali, organizzazioni del Terzo Settore (ETS) e privati hanno la possibilità di effettuare interventi volti ad aumentare l’efficienza energetica negli edifici destinati ad attività produttive, principalmente nel settore terziario.

Chi è il cablatore di quadri elettrici

Quali sono le sue funzioni e il suo ruolo all’interno delle aziende o dei complessi commerciali o industriali. È possibile riscontrare una presenza significativa di questo elemento anche in contesti civili e residenziali. Di seguito, si presentano le risposte elaborate nel presente articolo.

Il termine cablatore identifica un tecnico specializzato nella realizzazione di cablaggi, ossia quei collegamenti che riguardano il complesso di cavi che connettono parti di apparecchiature elettriche ed elettroniche tra loro oppure alla rete elettrica. Il quadrista elettrico opera sia in ambito civile sia in quello industriale e il suo ruolo riveste grande importanza.

Chi è il cablatore di quadri elettrici

Innanzitutto si tratta di una figura altamente professionale e qualificata in grado di svolgere le operazioni di cablaggio per quadri elettrici, apparecchiature, macchinari, automazioni e tecnologie varie. In prevalenza agisce nei vari contesti industriali in cui vi sono elementi come quelli appena enunciati. Ciò rende il cablatore idoneo ad operare in moltissimi settori tra loro differenti. L’addetto al cablaggio deve essere competente, aggiornato e formato adeguatamente per poter effettuare dei collegamenti corretti, affidabili e sicuri, nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia. Si rammenta che un cablaggio errato può portare gravi danneggiamenti a impianti e macchinari, oltre che causare pericoli alla salute delle persone. Se ci sono problemi alle connessioni elettriche, anche la produttività di un’azienda potrebbe diminuire, con rallentamenti e perdite economiche.

Quali sono le competenze e le mansioni di un cablatore quadri elettrici

Cosa fa il cablatore di quadri elettrici? Che mansioni ha un quadrista? Le competenze sono molteplici ma tutte collegate tra loro.

Le competenze principali del quadrista cablatore:

  • Montaggio e cablaggio di quadri elettrici, per impianti civili, industriali o di automazione
  • Capacità di lettura di disegni, schemi e rappresentazioni dei circuiti in un quadro elettrico
  • Cablaggio di quadri elettrici bordo macchina
  • Conoscenza degli strumenti da lavoro
  • Conoscenza delle normative vigenti in materia e di sicurezza
  • Capacità di lavorare in autonomia
  • Abilità e capacità di analisi e di risoluzione dei problemi
  • Precisione e attenzione ai dettagli
  • Buona manualità e buonsenso

Le principali mansioni del cablatore 

Oltre ad avere competenze precise, il quadrista cablatore deve avere ben chiare le proprie competenze:

  • Realizzazione di quadri elettrici con successivo cablaggio di cavi e connessioni elettriche in abitazioni, aziende, complessi commerciali e cantieri
  • Collaudo e verifica dell’effettivo funzionamento (affidabile e sicuro) dei sistemi elettrici installati
  • Manutenzione degli impianti e dei sistemi elettrici cablati, sia ordinaria che straordinaria.
  • Intercettazione e diagnostica di guasti agli impianti
  • Riparazione di guasti ai componenti elettrici
  • Controllo di cavi, connettori, connessioni in ottica preventiva
  • Cablaggio bordo macchina in ambito industriale

In questo articolo, intitolato “Revamping fotovoltaico”, si vuole illustrare come, attraverso interventi mirati e aggiornamenti tecnologici, l’adozione di componenti all’avanguardia possa aumentare l’efficienza, migliorare le prestazioni e prolungare la vita utile degli impianti, abbattendo soprattutto i costi in bolletta.

Il Revamping del fotovoltaico: Cos’è

Il revamping di un impianto fotovoltaico consiste nell’aggiornamento, nel miglioramento o nella ristrutturazione di un impianto fotovoltaico esistente. Questo termine viene utilizzato per descrivere gli interventi di modernizzazione e ottimizzazione degli impianti già installati, al fine di migliorarne le prestazioni, l’efficienza e la durata nel tempo. Anche se la normale durata degli impianti fotovoltaici può arrivare fino a 25-30 anni, può capitare che subiscano cali di efficienza o guasti, per cui risulta necessario intervenire.

Il revamping degli impianti fotovoltaici può includere diverse azioni, quali:

  • sostituzione dei pannelli solari: se le prestazioni dei pannelli fotovoltaici subiscono un forte calo, è possibile installare pannelli fotovoltaici più recenti e performanti per aumentare e migliorare la generazione di energia elettrica;
  • aggiornamento dell’inverter: l’inverter è il componente che trasforma la corrente continua prodotta dai pannelli solari in corrente alternata utilizzabile in casa e in azienda; Un inverter moderno, funzionante ed efficiente è fondamentale per il corretto funzionamento dell’impianto fotovoltaico;
  • miglioramento delle strutture di supporto: in alcuni casi, potrebbe essere necessario rinforzare o sostituire le strutture di supporto dei pannelli solari per garantire una maggiore stabilità e durata dell’impianto.
  • ottimizzazione del sistema di monitoraggio: l’aggiornamento del sistema di monitoraggio può consentire un’analisi più dettagliata delle prestazioni dell’impianto e aiutare a individuare eventuali malfunzionamenti o perdite di efficienza;
  • installazione di nuovi dispositivi che consentono di adeguare l’impianto alle normative CEI 0-21 e CEI 0-16.
  • Attraverso le strategie di aggiornamento e sostituzione delle componenti obsolete, è possibile infondere nuova vita agli impianti esistenti.

Come funziona il revamping del fotovoltaico

Una volta compreso cos’è il revamping fotovoltaico, è importante sapere come funziona e quali sono le disposizioni del GSE in merito. Prima di procedere con i veri e propri interventi di ammodernamento dell’impianto, il processo di revamping fotovoltaico prevede una prima fase di valutazione dell’impianto FV esistente che comprende l’analisi delle prestazioni, dell’efficienza, dello stato dei componenti e delle eventuali problematiche riscontrate. In base alla valutazione iniziale, vengono definiti gli obiettivi del revamping e progettate le possibili soluzioni. Infine, si può procedere con la risoluzione dei problemi riscontrati.

La manutenzione delle cabine elettriche MT_BT : La nuova Norma CEI 78-17

In ambito industriale, l’analisi del contesto normativo attuale e delle realtà sottoposte alla sua giurisdizione evidenzia la necessità di promuovere con maggiore convinzione l’importanza della manutenzione delle cabine MT/BT.
La norma CEI 78-17, entrata in vigore il 1° agosto scorso, rappresenta la revisione della precedente norma CEI 0-15 del 2006. La presente revisione si applica esclusivamente alla manutenzione delle cabine elettriche MT/MT e MT/BT dei clienti/utenti finali. Le schede relative a tali cabine, incluse nella Guida CEI 0-10, edizione I, 2002-02, fascicolo 6366, attualmente in revisione, sono considerate annullate.
L’obbligo giuridico di manutenzione deriva dal Codice Civile e in particolare, dal D.Lgs. n. 81/08 (1) (TU della sicurezza), dal DM n. 37/08 (2), nonché da una serie di norme CEI specifiche relative a determinate attività e/o ambienti.
In conformità con l’art. 86, comma 1, lettera (3), del Testo Unico riguardante le Verifiche e i Controlli, tutti gli impianti elettrici utilizzati negli ambienti di lavoro devono essere sottoposti a manutenzione periodica.
In conformità con le normative CEI 64-8/6 e CEI 64-8/3, tutti gli impianti elettrici, inclusi quelli residenziali, devono essere sottoposti a verifiche periodiche per garantire la sicurezza a lungo termine.
Secondo quanto stabilito dal Testo Unico, l’omessa manutenzione degli impianti può costituire un reato sanzionato penalmente, come previsto dall’articolo 68, anche in assenza di un nesso causale diretto con gli infortuni. Inoltre, l’articolo 87 stabilisce una sanzione pecuniaria.

Articolo parte 2

Fototrappole e privacy: cosa sapere

L’uso delle fototrappole rientra nel quadro normativo della legge sulla videosorveglianza e deve rispettare le regole previste per garantire la privacy delle persone.

In particolare il Rispetto del GDPR:

  • Le fototrappole devono essere utilizzate in conformità al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), che impone trasparenza, minimizzazione dei dati e sicurezza nel trattamento.
  • Articolo 615-bis del Codice Penale: Questo articolo punisce l’interferenza illecita nella vita privata, vietando l’installazione di apparecchiature per la registrazione o ripresa di immagini senza il consenso delle persone coinvolte. Pertanto, è necessario evitare di posizionare fototrappole in luoghi dove le persone possono aspettarsi una ragionevole privacy (es. proprietà privata, spazi domestici).
  • Finalità legittime: Le fototrappole devono essere utilizzate esclusivamente per finalità legittime, come la tutela ambientale (es. contrasto alle discariche abusive), la protezione personale o la rilevazione della fauna, evitando usi impropri.
  • Informativa e segnaletica: È obbligatorio fornire un’informativa chiara e visibile che indichi la presenza delle fototrappole, le finalità del trattamento e il titolare del trattamento, per evitare violazioni della privacy.

Seguendo queste regole, è possibile utilizzare le fototrappole in modo conforme alla normativa sulla videosorveglianza e al Codice Penale, evitando sanzioni e garantendo il rispetto della privacy delle persone.

Fototrappole e privacy: Rischi e sanzioni per chi non rispetta la normativa

Attenzione alle sanzioni: l’uso improprio delle fototrappole può costare caro. Chi utilizza fototrappole senza autorizzazione, senza rispettare gli obblighi di segnalazione o le regole sulla gestione delle immagini rischia sanzioni molto pesanti. Le multe possono arrivare fino a 36.000 euro e nei casi più gravi, si può essere chiamati a risarcire i danni causati dalla violazione della privacy altrui. Inoltre, la registrazione non autorizzata di immagini personali può comportare anche sanzioni penali.

Il GDPR e la normativa italiana impongono che i dati raccolti tramite fototrappole siano trattati con la massima attenzione. Qualsiasi abuso può avere gravi conseguenze legali, tanto in ambito privato quanto in contesti pubblici o lavorativi.

Fototrappole e privacy: L’informativa

Obblighi informativi nella videosorveglianza: informativa di primo e secondo livello. Nel contesto dell’utilizzo di sistemi di videosorveglianza, il titolare del trattamento è tenuto a garantire che i soggetti interessati siano adeguatamente informati del trattamento dei propri dati personali, in conformità agli articoli 12 e 13 del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).

Articolo parte 1

Come usare le fototrappole in modo rispettoso della privacy

L’impiego di fototrappole, pur essendo utile per la rilevazione di fauna selvatica, la sicurezza di proprietà private e la prevenzione di reati come l’abbandono di rifiuti, solleva importanti questioni legate alla privacy. Questi dispositivi possono infatti catturare immagini o video di persone inconsapevoli, soprattutto se posizionati in luoghi pubblici o accessibili. L’utilizzo delle fototrappole deve garantire la tutela della riservatezza delle persone. Ne conseguono una serie di adempimenti per i cittadini, datori di lavoro, enti pubblici.

Nel contesto italiano, l’utilizzo “etico” dei dati personali nei social network e nei blog può risultare effettivamente vago e poco definito.

La normativa sulla protezione dei dati, come il Regolamento UE/2016/679 General Data Protection Regulation_ GDPR, ovvero il Regolamento (UE) 2016/679 recepito nell’ambito del Codice sulla privacy, stabilisce principi chiari per il trattamento dei dati personali, ma la loro applicazione pratica può essere soggetta a interpretazioni diverse.

E’ pertanto fondamentale informare le persone sull’uso delle fototrappole e adottare misure adeguate per proteggere i dati raccolti.

Secondo il GDPR, il principio di trasparenza richiede che gli interessati siano informati in modo chiaro e accessibile sul trattamento dei loro dati personali.

E’ necessario garantire la sicurezza dei dati raccolti adottando misure tecniche e organizzative adeguate, come la crittografia, l’accesso limitato ai dati e la loro conservazione per il tempo strettamente necessario.

Le fototrappole e il GDPR

Per rendere conforme al GDPR l’uso delle fototrappole per rilevazione della fauna, contrasto alle discariche abusive o protezione personale, è necessario adottare le seguenti misure:

Contributi per le imprese per autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, che utilizzano impianti solari fotovoltaici o mini eolici

Con D.D. 30/06/2025 sono disciplinate le nuove modalità di accesso ai fondi destinati al sostegno di programmi di investimento coerenti con le finalità della Misura 7, Investimento 16 – Sostegno per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili nelle PMI, finanziato con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).

Si tratta di risorse stanziate per finanziare programmi di investimento in beni materiali nuovi e in tecnologie finalizzati all’installazione di impianti solari fotovoltaici o mini eolici per autoconsumo immediato o differito, con possibilità di integrazione/combinazione con sistemi di stoccaggio dietro il contatore (behind-the-meter) dell’energia per autoconsumo differito. Il decreto disciplina gli schemi di presentazione della domanda di agevolazione nonché l’ulteriore documentazione utile allo svolgimento dell’attività istruttoria, nonché gli ulteriori elementi atti a definirne i criteri di ammissibilità.

Per l’anno 2025, le imprese possono presentare domanda d’accesso a partire dall’8 luglio 2025 e fino al 30 settembre 2025.

Le risorse residue – rivenienti dall’attuazione dello sportello agevolativo disciplinato dal decreto 14 marzo 2025 – destinate alla misura sono 178.668.093,00 euro, di cui il 40% riservato alle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia e un altro 40% alle micro e piccole imprese.

A chi si rivolge la misura di sostegno per l’autoproduzione di energia

Possono beneficiare dell’agevolazione le PMI operanti sull’intero territorio nazionale, ad esclusione delle imprese che operano nel settore carbonifero e della produzione primaria di prodotti agricoli e della pesca e dell’acquacoltura.  Non sono in ogni caso ammissibili alle agevolazioni le imprese la cui attività non garantisce il rispetto del principio DNSH, ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (UE) n. 852/2020 del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2020.

Cosa finanzia la misura di sostegno per l’autoproduzione di energia

La misura “Sostegno per l’autoproduzione di energia da Fonti Rinnovabili nelle Pmi – FER” prevede un regime di agevolazioni, concesse sotto forma di contributo in conto impianti, per i programmi di investimento delle piccole e medie imprese finalizzati all’autoproduzione di energia elettrica ricavata da impianti solari fotovoltaici o minieolici, per l’autoconsumo immediato e per sistemi di accumulo/stoccaggio dell’energia dietro il contatore per autoconsumo differito.

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