DAE

DAE: cosa sono, come utilizzarli e cosa dice la legge che ne promuove l’installazione nei luoghi pubblici

Che cosa sono i DAE e a cosa servono? Cosa prevede la legge che li promuove nei luoghi pubblici? Rispondiamo a queste domande, soprattutto perchè la normativa relativa all’installazione dei defibrillatori sembra essere passata un po’ in sordina, mentre il tema è attuale e importante per tutto il paese e i cittadini italiani.

Cosa sono i DAE?

Con la sigla DAE si indicano defibrillatori semiautomatici e automatici esterni.
Il defibrillatore è uno strumento salvavita, che serve per rilevare le alterazioni del ritmo cardiaco ed erogare scariche elettriche al cuore delle persone, se viene rilevato un arresto cardiaco dovuto a tachicardia ventricolare senza polso oppure fibrillazione ventricolare.
Attraverso le scariche emesse dal defibrillatore, si tenta di interrompere l’aritmia e ripristinare il regolare ritmo della frequenza cardiaca.
Tecnicamente, il dispositivo è composto da un’unità centrale in grado di analizzare il ritmo del cuore e da elettrodi che possono essere applicati al torace e che hanno la funzione di trasmettere le cariche elettriche.

EVAC

Perché installare un impianto di evacuazione sonora (EVAC)

EVAC è la sigla di Emergency Voice Alarm Communication, ovvero l’impianto di evacuazione sonora che provvede a emettere una messaggistica sonora in caso di emergenza.
Il sistema permette infatti di diffondere preziose informazioni in caso di evacuazione e di migliorare la sicurezza di ogni stabile.
In questo articolo tecnico approfondiamo cos’è l’EVAC, cosa significa impianto EVAC, qual è la normativa di riferimento e quali benefici porta questo sistema sonoro in termini di sicurezza.

Cos’è l’EVAC?

L’impianto di evacuazione sonora o impianto EVAC (Emergency Voice Alarm Communication), è un sistema avanzato, che adempie alle normative EN 54-16 ed EN 54-24.
L’impianto EVAC ha la capacità di autodiagnosi continua dei propri componenti e ridondanza totale: anche il guasto di una o più parti non pregiudica la diffusione del messaggio di emergenza.

Perché installare un impianto di evacuazione sonora?

Un impianto EVAC è indispensabile negli ambienti con grande presenza di pubblico, come ad esempio le metropolitane, le strutture sanitarie o i grandi parchi commerciali, per garantire un sistema di diffusione sonora e di allarme in grado di gestire le emergenze.
Tutto parte dalla consapevolezza che in una situazione di pericolo, la gestione delle comunicazioni è di fondamentale importanza.
I sistemi tradizionali ottico acustici come le insegne luminose, le sirene o i lampeggianti possono infatti fornire informazioni parziali sull’evento in atto e non spiegare chiaramente come le persone devono comportarsi in caso di emergenza.
In particolare, nei locali affollati l’emissione sonora e l’interpretazione del segnale potrebbero contribuire ad aumentare la preoccupazione delle persone coinvolte, influendo in modo negativo sulla gestione dell’emergenza.
Installare un impianto di diffusione sonora di emergenza consente invece di veicolare informazioni chiare, complete e comprensibili sulle azioni che devono essere intraprese nell’ambito di una o più aree specifiche.
Ma l’EVAC può avere anche una finalità supplementare alla diffusione dei messaggi di emergenza, ovvero quella di diffondere comunicazioni in situazioni di normalità (come gli annunci al pubblico) oppure musica. Naturalmente, in caso di allarme la priorità assoluta va ai messaggi di emergenza.

“Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio, ai sensi dell’articolo 46, comma 3, lettera a), punto 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81”.


Il registro antincendio, chiarimenti sull’obbligatorietà

Il tema del registro antincendio e dei soggetti obbligati ad averlo e compilarlo ha sempre suscitato molto interesse.
Ancor più alla luce dell’incendio che ha devastato il commesso residenziale Torre del Moro a Milano, che ha portato all’evacuazione di 60 famiglie e a diverse persone intossicate, per fortuna senza alcun decesso.
Ora le cause del rogo sono sotto indagine, ma sembra che siano stati utilizzati materiali inadeguati per la costruzione del cappotto e che vi siano lacune nell’impianto antincendio.
Il fatto di cronaca sposta quindi l’attenzione anche sul registro antincendio, sulla sua utilità e obbligatorietà.
Cerchiamo in questo post di fornire un approfondimento.

Registro Antincendio: cos’è e chi lo deve fare

Viene chiamato anche “Registro delle Manutenzioni” è stato istituito con lo scopo di garantire l’efficienza e l’effettività dei controlli dei presidi antincendio presenti nell’ambiente di lavoro al fine di impedire, per quanto possibile, i rischi connessi all’incendio, e quindi salvaguardare la sicurezza dei lavoratori.
Il registro antincendio non ha una struttura e forma definita, ma deve essere articolato in accordo con le norme tecniche relative ai presidi antincendio, da tenere sotto controllo.
Dovrà essere compilato e custodito dal responsabile dell’attività o da Persona Responsabile o Persona Competente, come definiti dalle norme antincendio di cui (es. UNI 671-3-2029)
Il registro antincendio risulta quindi obbligatorio in tutte le attività, ed è la persona responsabile a doverlo compilare e firmare.
L’obbligo di tenuta del registro dei controlli antincendio è sancito dal comma 2, dove si fa riferimento alle attività di cui al comma 1, ossia quelle non soggette al DLgs 81/08.

Volontari ONLUS

La sicurezza di volontari, collaboratori e dipendenti, negli enti terzo settore.

Ricordiamo che il 10 settembre 2018 veniva pubblicato, in Gazzetta Ufficiale, il decreto “correttivo” del Codice del Terzo Settore (D. Lgs. 117/2017).
Il presente decreto non stravolgeva la precedente linea normativa, ma riprendeva in realtà quello già approvato dal Consiglio dei Ministri a marzo 2018.
La Riforma del Terzo Settore ha definito con precisione i compiti attribuiti agli Enti del Terzo Settore (ETS), e ha inserito l’autocontrollo come adempimento legislativo.
Tra le materie oggetto di autocontrollo rientra anche la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il volontario, secondo il D.Lgs. 81/08, è equiparato alla figura del lavoratore autonomo, in quanto le sue attività rientrano nelle mansioni lavorative. Il punto del Testo Unico che si riferisce alle responsabilità delle associazioni nei confronti dei volontari è l’art. 3, il quale definisce il campo di applicazione della normativa. Nel comma 1 infatti si stabilisce che il D.Lsg. 81/08, si applica a tutti i settori e tipologie di rischi, e nel comma 4 specifica che la normativa si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti a essi equiparati: anche ai volontari.
Inoltre, l’art. 3 comma 12-bis prevede che per i volontari siano garantite le forme di tutela identificate per i lavoratori autonomi, e che gli ETS definiscano accordi con i volontari che identifichino le modalità di attuazione della tutela.
Intervenendo quindi sui principi dell’autocontrollo, la riforma del Terzo Settore vincola le associazioni a riflettere sulle tematiche di salute e sicurezza dei volontari, attraverso un percorso formativo per acquisire consapevolezza sugli obblighi legislativi, in particolare su responsabilità, adempimenti e sanzioni previste.
I punti principali delle disposizioni legislative sono:

  • responsabilità degli enti con collaboratori e volontari;
  • responsabilità degli enti con lavoratori e lavoratrici;
  • il sistema sanzionatorio previsto;
  • il principio di effettività;
  • ETS che operano in convenzione.

Prova di Evacuazione

prova di evacuazione

La prova di evacuazione è un’esercitazione pratica, che ha lo scopo di simulare una situazione di emergenza o pericolo, durante cui i lavoratori dovranno abbandonare l’edificio percorrendo prestabilite vie di esodo. Lo scopo principale è ben noto, ovvero istruire e allenare il personale a far fronte un’eventuale situazione di pericolo e di emergenza. Questo scopo racchiude però degli aspetti molto importanti, ovvero un personale consapevole e istruito può salvarsi e salvare nel caso in cui si verifichino situazioni di pericolo, aspetto che ahinoi, non è spesso considerato a dovere da chi dovrebbe occuparsi della sicurezza nel posto di lavoro.

Prova di Evacuazione: una buona pratica e un obbligo di legge

La prova di evacuazione non è solo una buona pratica, ma un obbligo richiamato D.M. del 10/03/98, “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”. Uno degli estratti più importanti fa riferimento a questo: “il datore di lavoro deve adottare le necessarie misure organizzative e gestionali da attuare in caso di incendio” riportandole in un piano di emergenza elaborato in conformità ai criteri di cui all’allegato VIII del D.M. del 10/03/98”.

Dove deve essere fatta la prova di evacuazione?

La prova di evacuazione deve essere fatta nelle aziende in cui ricorre l‘obbligo della redazione del piano di emergenza almeno una/due volte l’anno. Indicativamente, la prova può essere ripetuta anche in casi quali il post correzione di eventuali criticità che sono state riscontrate nella precedente prova di evacuazione annuale obbligatoria o nei casi di lavori fatti che abbiamo modificato le cosiddette “vie di esodo”.

Come si svolge la prova di evacuazione?

Per comprendere questo aspetto si può fare riferimento all’Allegato VII del D.M. 10/03/98, al punto 7.4. C’è una distinzione fra luoghi di lavoro di piccole dimensioni e luoghi di lavoro di grandi dimensioni.

Piano di Emergenza ed Evacuazione: Perché è Indispensabile per la Sicurezza di Tutti

PIANO EMERGENZA EVACUAZIONE

Il piano di emergenza ed evacuazione viene talvolta visto come un’incombenza, da rispettare per sole ragioni normative. Si tratta invece di una misura indispensabile per la sicurezza di tutti, non solo dei lavoratori impiegati ma anche dei cittadini, delle strutture e dei beni comuni. Capita infatti, molto spesso di quanto ci si immagini, che manager e responsabili/titolari di determinate strutture prendano “sottogamba” il piano di emergenza ed evacuazione, senza soffermarsi sugli obblighi legislativi e indicati dalle normative UNI ISO. Il risultato può non solo tradursi in multe salate per le strutture in caso di accertamenti VV.F. (fino all’ordine di chiusura) ma in una vero e proprio pericolo per la sicurezza pubblica.

La normativa di riferimento per il piano di emergenza ed evacuazione è il Decreto Legislativo 81/08 e s.m.i. che individua quelle che sono “le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato”.

Piano di Emergenza ed Evacuazione: Ruoli e Contenuto

Secondo il decreto di riferimento, il datore di lavoro e i dirigenti di un’azienda hanno l’obbligo di designare i lavoratori che sono incaricati di attuare le misure di prevenzione degli incendi, della lotta antincendio, dell’evacuazione quando si prefigura un grave pericolo e dell’immediato soccorso. In altre parole, è compito della dirigenza incaricare dei soggetti specifici che hanno il compito di gestire eventuali emergenze che possono avere luogo nel posto di lavoro. Tali misure devono essere riportate in un piano di emergenza che deve essere elaborato in conformità a quanto indicato nel decreto.

Non stiamo parlando solo di incendi, ma anche di incidenti di altra natura, quali ad esempio fughe di gas, eventi calamitosi come inondazioni o terremoti, fuoriuscite di sostanze pericolose e anche infortuni.

piano di emergenza ed evacuazione

Premesso che per emergenza s’intende un evento improvviso che può mettere in pericolo reale o potenziale persone e cose, il piano deve contenere:

  • la spiegazione del suo scopo.
  • cos’è e come è strutturato.
  • cosa sono le procedure operative.
  • la spiegazione dei primi comportamenti da mettere in atto in caso di emergenza.
  • la spiegazione di come realizzare un piano con schema – griglia – scheda – procedura.
  • illustrare alcuni esempi di piani di emergenza.

Verifica rischio scariche atm

Panorama Legislativo

La redazione della relazione tecnica relativa alla valutazione rischio fulmine è obbligatoria in quanto dal 1° marzo 2013 è in vigore la seconda versione della norma CEI EN 62305; la prima versione è del 2006.

Essendo una norma che valuta un rischio, tutte le valutazioni del rischio di fulminazione da scariche atmosferiche fatte con la prima versione devono essere rivalutate come richiesto anche dal Decreto 81/08.

Il destinatario dell’obbligo in questione è il datore di lavoro che deve provvedere per legge all’aggiornamento della relazione tecnica della valutazione del rischio di fulminazione dalle scariche atmosferiche nei luoghi di lavoro.

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